"un lungometraggio scomodo, divertente e diretto"


Di Francesco Torchio

No Other Choice

Una dark comedy con elementi thriller sulla difficoltà di accettare i risvolti negativi che la vita ci presenta.
Man-soo è un veterano dell’azienda cartaria in cui lavora da più di 25 anni: vive in una bellissima casa con sua moglie, i suoi due figli e due cani. La sua vita prende però una svolta inaspettata quando una ditta americana acquisisce l’azienda e decide di licenziarlo.

La pellicola è tratta dal romanzo The Ax, già adattato nel film Cacciatore di teste del 2005.

Non c’è davvero altra scelta?
È questa la domanda che lo spettatore è portato a porsi quando sullo schermo viene presentato un uomo che vive il licenziamento come un fallimento insormontabile e inizia a perdere fiducia nelle proprie capacità. Un pensiero che lo porterà a compiere atti moralmente riprovevoli pur di riottenere una dignità lavorativa, perdendo però se stesso.

Il film, servendosi anche di personaggi secondari interessantissimi,si configura come una critica sociale all’intero sistema e a come un individuo possa perdere la propria identità personale, venendo valutato esclusivamente in termini di produttività.

L’interpretazione di Lee Byung-hun (il frontman della serie Squid Game) è magnetica: riesce a trasmettere tutte le sensazioni e la lotta morale del protagonista anche solo grazie a un’espressività magistrale.

Nonostante una tematica pesantissima e messa in scena in modo diretto, la pellicola è sorprendentemente divertente, grazie a un uso davvero intelligente del black humor.

Il connubio tra regia e montaggio è ipnotizzante, con la sovrapposizione di alcuni fotogrammi che enfatizzano ulteriormente i pensieri del protagonista e un uso molto sapiente della verticalità. Forse l’unico reale difetto è una durata eccessiva, con un primo atto che avrebbe potuto essere decisamente snellito e che impiega troppo tempo a innescare gli intrecci narrativi.

Nulla è lasciato al caso: il lavoro del protagonista diventa un riassunto perfetto del film stesso. La carta viene prodotta attraverso pratiche moralmente discutibili, come l’abbattimento degli alberi — ma c’è davvero altra scelta?

Park Chan-wook firma un lungometraggio scomodo, divertente e diretto nelle sue intenzioni, e proprio per questo dannatamente riuscito.